Come costruire un portafoglio diversificato
La diversificazione è uno dei principi più citati quando si parla di investimenti, spesso riassunto nell'espressione "non mettere tutte le uova nello stesso paniere". Questo articolo ha uno scopo puramente divulgativo: vuole spiegare cosa significa diversificare e perché questo principio è considerato utile, senza fornire portafogli modello, percentuali specifiche o indicazioni su strumenti da acquistare. Non è una raccomandazione di investimento e non promette alcun rendimento. La costruzione concreta di un portafoglio dipende dalla situazione personale di ciascuno e andrebbe sempre definita insieme a un consulente finanziario regolarmente iscritto all'Albo OCF.
Cosa significa diversificare
Diversificare un portafoglio significa distribuire il proprio capitale su un insieme ampio di investimenti diversi tra loro, invece di concentrarlo su un numero ristretto di strumenti o su un'unica tipologia di investimento. L'idea di fondo è che il comportamento di investimenti diversi, nel tempo, tende a non muoversi sempre nello stesso modo: alcuni possono attraversare fasi meno favorevoli mentre altri si comportano diversamente, e questa varietà può contribuire a rendere il portafoglio complessivo meno dipendente dall'andamento di un singolo elemento.
È importante chiarire fin da subito che diversificare non significa eliminare il rischio degli investimenti, che resta sempre presente in qualsiasi forma di investimento finanziario, ma rappresenta un principio che punta a gestirlo in modo più consapevole, distribuendolo su un insieme più ampio di fattori.
Perché la diversificazione è considerata un principio utile per gestire il rischio
Il motivo per cui la diversificazione viene considerata un principio importante è legato al fatto che nessuno può prevedere con certezza come si comporterà un singolo investimento nel tempo. Concentrare tutto il proprio capitale su un unico strumento, un'unica società o un'unica area espone l'investitore in modo pieno a tutto ciò che può accadere a quello specifico elemento, sia in senso positivo sia in senso negativo.
Distribuendo il capitale su un insieme più ampio di investimenti, l'andamento negativo di un singolo elemento tende ad avere un peso più contenuto sul risultato complessivo del portafoglio, proprio perché quella componente rappresenta solo una parte, e non la totalità, del capitale investito. Questo non significa che un portafoglio diversificato sia protetto da qualsiasi perdita, ma che il principio della diversificazione punta a ridurre la dipendenza da un singolo fattore di rischio specifico.
Le diverse dimensioni della diversificazione
La diversificazione non riguarda un'unica dimensione, ma può essere applicata secondo diversi criteri, che si possono anche combinare tra loro.
Le categorie di investimento
Una prima dimensione riguarda la distribuzione tra diverse categorie di investimento, come ad esempio strumenti legati al mercato azionario, strumenti obbligazionari o altre classi di attività, ciascuna con un comportamento tendenzialmente diverso nel tempo. Questa dimensione è strettamente legata al concetto di asset allocation, cioè alla distribuzione del capitale tra le grandi categorie di investimento, un tema che abbiamo approfondito in un altro articolo dedicato del blog.
Le aree geografiche
Un'altra dimensione riguarda la distribuzione tra diverse aree geografiche. Concentrare gli investimenti su un'unica area geografica, ad esempio un solo paese, espone il portafoglio in modo pieno alle vicende economiche, politiche e di mercato specifiche di quell'area. Distribuire gli investimenti su più aree geografiche diverse può contribuire a ridurre questo tipo di dipendenza da un singolo contesto specifico.
I settori
Una terza dimensione riguarda la distribuzione tra diversi settori economici. Anche in questo caso, concentrare gli investimenti su un unico settore espone il portafoglio in modo pieno alle dinamiche specifiche di quel settore, che possono essere molto diverse da quelle di altri ambiti dell'economia. Distribuire gli investimenti tra settori diversi è un ulteriore modo per ridurre la dipendenza da un singolo insieme di fattori.
Queste tre dimensioni, insieme ad altre possibili, come la distribuzione tra diversi emittenti o strumenti, concorrono insieme a definire il livello complessivo di diversificazione di un portafoglio, e vanno considerate nel loro insieme, non isolatamente.
Gli errori concettuali più comuni
Nel comprendere il principio della diversificazione, ci sono alcuni errori concettuali ricorrenti a cui prestare attenzione.
Concentrare tutto su un singolo strumento. È l'errore più diretto: affidare la totalità, o una parte troppo rilevante, del proprio capitale a un unico strumento finanziario, indipendentemente da quanto quello strumento possa apparire solido o promettente, espone l'investitore in modo pieno a tutto ciò che può accadere a quello specifico elemento.
Confondere il numero di strumenti posseduti con una reale diversificazione. Possedere molti strumenti diversi non garantisce automaticamente una buona diversificazione, se quegli strumenti sono in realtà molto simili tra loro, ad esempio perché appartengono tutti alla stessa area geografica, allo stesso settore o alla stessa categoria di investimento. Una diversificazione efficace richiede che gli elementi del portafoglio si comportino, almeno in parte, in modo differente tra loro, e non semplicemente che siano numerosi.
Ignorare l'effetto dei costi legati alla diversificazione. Costruire un portafoglio molto frammentato, con un numero eccessivo di strumenti diversi, può comportare anche un aumento dei costi complessivi legati alla gestione e alla negoziazione, un aspetto da tenere sempre in considerazione insieme al beneficio atteso in termini di gestione del rischio. Il tema di quanto incidono concretamente i costi su un investimento nel tempo è trattato in un altro articolo dedicato del blog, a cui rimandiamo per un approfondimento specifico.
La diversificazione non elimina il rischio
Va ribadito con chiarezza un punto importante: la diversificazione è un principio che punta a gestire il rischio in modo più consapevole, non uno strumento che lo elimina. Anche un portafoglio ben diversificato resta esposto al rischio proprio degli investimenti finanziari, e il suo valore può comunque variare nel tempo, anche in modo significativo, a seconda delle condizioni generali dei mercati.
Perché costruirlo con un consulente
I principi generali descritti in questo articolo aiutano a comprendere perché la diversificazione è considerata un elemento importante nella costruzione di una strategia di investimento, ma la sua applicazione concreta, cioè come distribuire effettivamente il proprio capitale tra categorie, aree geografiche e settori, dipende da fattori molto personali: gli obiettivi, l'orizzonte temporale, la tolleranza al rischio e la situazione patrimoniale complessiva di ciascuno.
Per questo motivo, la costruzione concreta di un portafoglio diversificato andrebbe sempre affrontata insieme a un consulente finanziario regolarmente iscritto all'Albo OCF, in grado di tradurre questi principi generali in una proposta coerente con la situazione specifica del cliente, piuttosto che basarsi su schemi generici o su portafogli modello trovati online.
In sintesi
Diversificare un portafoglio significa distribuire il capitale su un insieme ampio di investimenti diversi tra loro, secondo dimensioni come le categorie di investimento, le aree geografiche e i settori, con l'obiettivo di gestire il rischio in modo più consapevole, senza però eliminarlo del tutto. Errori come concentrare tutto su un singolo strumento, o confondere il numero di strumenti posseduti con una reale diversificazione, sono da evitare. La sua applicazione pratica resta comunque una decisione personale, da costruire con l'aiuto di un professionista qualificato, e non un modello standard che questo articolo intende in alcun modo fornire.
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